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Il tempo materiale

“Noi conosciamo il piacere del linguaggio, dice. Non soltanto il congiuntivo: il piacere delle frasi.”

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Il tempo materiale è il tempo mancante in cui si sarebbe dovuto amare ma non lo si è fatto.
Quest’opera è una riproduzione in scala del peso tragico del ’78, annus horribilis, in cui l’Italia perde definitivamente la sua innocenza. È una riflessione profondissima, ma al contempo criptica, sul linguaggio. L’autore, Giorgio Vasta, si inscrive nella cerchia dei giovani scrittori degli anni Settanta che producono opere “anomale” non legate alla tradizione che hanno suscitato non pochi dibattiti. Sono opere  che creano un effetto di rilettura di ciò che è già accaduto, proiettando la loro ottica all’indietro, usando la letteratura per rivivere il passato che, in vero, non hanno vissuto. Lo scrittore compie un ottimo studio della documentazione storica per ambientare il romanzo nel ’78 anche se questo non rispecchia tutti gli eventi realmente accaduti.
La storia narrata racconta le vicende legate a tre ragazzini. Il protagonista e voce narrante ha solo undici anni ed è soprannominato Nimbo (dal latino nimbus = aureola). Il romanzo, narrato dunque in prima persona, prende la forma di “romanzo monologo” delineato da un punto di vista non neutro. La voce narrante, nonostante la giovane età, appare adulta, consapevole, matura. I ragazzi sentono che il processo di cambiamento che li accomuna diventa da corporeo a mentale. Per loro cambiare vuol dire “assumere dei modelli”. Vasta tenta, così, di evidenziare una doppia trasformazione: individuale e nazionale. La vicenda è, non a caso, ambientata a Palermo (città prega di carica animalesca) per evidenziare ancor più la violenza del mondo in cui i personaggi e gli italiani stessi sono immersi. I personaggi secondari del romanzo hanno tutti soprannomi che ne delineano una caratteristica specifica:  lo spago, la pietra, il cotone, volo, raggio, la bambina creola.
E’ un libro dalla forte apertura immaginativa. Il delitto Moro, ad esempio, viene colto da aspetti completamente nuovi e trasfigurato in una visione tutt’altro che fanciullesca, diventa per loro stimolo intellettuale. Paradossalmente le Brigate Rosse diventano modello da seguire, poiché sono gli unici che hanno avuto il coraggio di cambiare. I loro comunicati sono studiati con attenzione dai protagonisti, che considerano quel gruppo degno di devozione e stima, anche se dopo un’accurata decodifica il loro linguaggio appare fallimentare poiché portatore non di cambiamento ma soltanto di morte.
Il linguaggio è specifico, elaborato e barocco ed è nel romanzo strumento di ricerca della realtà ed allo stesso tempo fuga dalla realtà dell’ambiente in cui sono immersi. La barriera del linguaggio viene oltrepassata dai ragazzini, che rifiutano le convenzioni  tradizionali e creano un alfamuto: codice di posizioni del corpo e dei suoi movimenti per comunicare. Il corpo appare come altro punto focale del romanzo. La possibilità di manipolazione corporea dona ai personaggi una differenziazione dal resto del mondo significativa e al contempo qualcosa che li accomuni tra loro data la condivisione di uno stesso marchio corporeo. Il gesto di rasarsi i capelli è un atto di trasformazione profonda. Un gesto visibile che cela una mutazione e ribellione interiore.
Il romanzo ha una forma totalmente inaspettata, originale, intensa per i contenuti, accompagnata ad uno stile di scrittura fluente e gradevolissimo. Il lettore è capace di entrare nella testa del protagonista, comprendendolo per quanto potrebbe sembrare improbabile.

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